8 treni per 9 ore di viaggio. In 30 ore

In circa 30 ore tra giovedì e venerdì ho preso 8 treni, per un totale di 9 ore di viaggio, più o meno. Avere un blog di viaggi in treno forse significa anche fare queste cose: è stato faticoso ma ne è valsa la pena.
Dovevo andare a Vicenza per la mostra “Tutankhamon Caravaggio Van Gogh” a Vicenza, invitato da Segafredo per la Segafredo4Art, la notte dedicata ai blogger ed altri sfaccendati del web (è ironia! è ironia! … meglio specificare) e per arrivarci non vi dico il giro che ho dovuto fare. Di una tale complicazioni che, quando ho inviato il mio itinerario agli organizzatori, questi per risposta mi hanno domandato se ero veramente sicuro quello fosse l’unico tragitto possibile…
Avevo grandissime aspettative per il paesaggio, per Vicenza e per la mostra. Due su tre sono state soddisfatte.
Peccato che quei due giorni siano stati quelli del cosiddetto Big Snow, perchè se oggi non diamo nomi cool a normali nevicate come fanno i telegiornali a farci i servizi di apertura?
Ve la faccio breve: guardavo fuori dal finestrino ed il mio treno attraversava la brughiera sferzata dal vento e dalla pioggia.
campagna toscanaSono salito sul primo treno, e pioveva. Sono sceso, nell’attesa del cambio ho fatto una seconda colazione e tornato sul binario morivo di freddo. Secondo cambio, terzo treno e all’altezza di Bologna il panorama era questo.

bolognaPer fortuna il mio treno era quasi vuoto, quindi nessuno mi guardava strano mentre imprecavo a mezza voce perchè la pioggia, il vento, i pali della luce o gli arbusti mi impedivano di fare una foto al paesaggio. Alla fine sono finito a farle all’interno della carrozza…
Treno, internoRomagna bagnata, Polesine bagnato… Padova innevata! A prescindere dal fatto che ho rischiato di lasciare il trolley sul treno, la bella e ridente Padova sembrava Vladivostok quando c’è il brutto tempo. Ho cercato, vi giuro, ho cercato di uscire a fare le foto al colonnato della stazione, ma c’era troppo vento, e la neve se si attacca allo schermo dello smartphone rende tutto più complicato. Una mezza sconfitta per me, insomma.
Stazione di VicenzaDa Padova a Vicenza il treno ha impiegato dodici minuti.
Ripetiamolo: dodici minuti. Ed ora spiegatemi a cosa serve una stazione dell’Altà Velocità qui.
A Vicenza invece si limitava a piovere così tanto che sono stato costretto ad arrivare in albergo in taxi: quanto la città mi è piaciuta lo racconterò in un post a parte.
Il giorno seguente mi rilasso con una buona colazione: uova, pancetta, dolcetto, caffè, cornetto e chiacchiere, per poi risalire in stanza e sistemarmi con tutta la calma del mondo, perchè sono da poco passate le nove e mezza e il primo treno è alle 10:42. Fortuna vuole che intorno alle dieci io prenda in mano il biglietto ferroviario. Le 10:42 sono l’orario di arrivo a Padova, perchè il treno parte da Vicenza alle 10:26.
Un fulmine, e non aggiungo altro. Vista l’emergenza oltretutto mi tocca ricorrere di nuovo al taxi: arrivo al binario alle 10:15, giusto per scoprire che il mio treno è in ritardo. Per fortuna, residuo benedetto degli Anni Cinquanta, sono sopravvissute le sale d’attesa direttamente sul binario, così posso aspettare il treno senza congelare. Perchè naturalmente pioveva e faceva freddo!
IMG_20150210_025954Il problema è che se un treno è in ritardo si rischia di perdere la coincidenza: a Padova via al galoppo con tutti i bagagli dal binario 6 al binario 1 per prendere al volo la Freccia, dentro cui letteralmente mi accascio. Il treno procede tra pioggia, sferzate di vento, il solito panorama da brughiera del giorno prima. Com’è ridente la campagna veneta, il Polesine ed il ferrarese fuori dal mio finestrino.
Poi qualcosa cambia, e quasi all’improvviso sono tra Novosibirsk e Krasnoyarsk: sono sulla Transiberiana e al di là del vetro la steppa innevata. In provincia di Bologna.
Bologna neveSo che gente è rimasta bloccata sui treni, so dei disagi e del freddo di coloro che erano senza elettricità per ore. Nel 2015 in Italia, perchè che nevichi a febbraio è un evento metereologico inprevedibile, naturalmente. Il mio treno fa solo 20 minuti di ritardo ed io sto con il naso attaccato al finestrino perchè dopo la bianca pianura iniziano gli Appennini innevati, con gli alberi piegati sotto il peso della neve. Bellissimo.
Peccato che con quel ritardo tutto sommato accettabile io abbia perso la possibilità di prendere il treno treno diretto: dovrò cambiare e così come ne ho presi quattro all’andata ne prenderò quattro al ritorno.
Al mio arrivo a Firenze un tabellone dà la misura di come una nevicata nemmeno inaspettata abbia bloccato la rete.
ritardoNel frattempo si è fatta una certa, come si dice in questi casi: tanto vale mangiare qualcosa. Nel momento in cui digito al distributore automatico il codice per avere una bottiglia d’acqua mi rendo conto che non ho controllato se è frizzante o naturale. Ho il 50% di possibilità di bere quella mi piace. Ovviamente scende il tipo sbagliato.
Gli ultimi due treni sono quasi una passeggiata… o forse sono così stravolto da non fare caso a nulla.
A parte il fatto che scendendo da uno di questi il manico dell’ombrello che spuntava dalla tracolla si impiglia ad una maniglia, mettendomi in grado di sfoggiare contemporaneamente la flessibilità della mia schiena ed il colorito intercalare che talvolta mi è proprio.
Il primo treno preso era alle 8.03 del giorno prima. Scendo alla mia stazione alle 15:16. Bagnato. Stanco. Assonnato. Stravolto. Con pochissima batteria in qualsiasi dispositivo possieda. Ma contento.

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